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Gaia Giuliani è sicuramente e prima di tutto quella che si direbbe una post-femminista, oltre che una post-umana a cui hanno applicato una serie di tecnologie aggiuntive (dagli impianti ai denti ai tentativi di orecchio bionico, ai cerchietti contraccettivi) e sicuramente una mutante da molti punti di vista. Ahimé mortale, il suo incubo ricorrente è l’attacco degli zombie. Materialista quanto basta si è messa a sognare mondi diversi, possibili catastrofi e resurrezioni rendendosi conto dell’essere ingabbiata lei e la sua generazione in Italia in una sorta di loop alla Existenz, in cui non si capisce bene se i nuovi dispositivi biopolitici di sfruttamento e la profonda depressione per un Progresso che ha frantumato anche le sue speranze più micropolitiche e quotidiane stanno nella sfera reale o in quella onirica e virtuale. O, com’è molto probabile, in tutt’e due.

Oltre a questa dimensione post-esistenziale (…), è nella vita terrestre dottore di ricerca in Storia del pensiero politico, studiosa in Studi coloniali e postcoloniali, Studi critici sulla razza e la bianchezza e Studi di genere. Successivamente ai suoi studi dottorali è stata attiva principalmente presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali – ex Politica Istituzioni Storia dell’Università di Bologna (dove è stata borsista postdoc e oggi è cultrice) – e il Transforming Culture Research Centre della University of Technology Sydney (2008-2011) presso cui è stata anche titolare della borsa di ricerca Endeavour Research Fellowship (2009-2010) bandita dal Ministero dell’istruzione australiano.

Oggi collabora con il progetto White Spaces presso il Centre for Ethnicity and Racism Studies dell’Università di Leeds (UK). Ha pubblicato varie cose, tra cui ci sono per forza di cose il volume Beyond curiosity. James Mill e la nscita del governo coloniale britannico in India (Aracne 2008), e con Cristina Lombardi-Diop Bianco o nero? Storia dell’identità razziale degli italiani (Le Monnier 2013). Ha scritto numerosi articoli e saggi pubblicati in riviste accademiche italiane e straniere in italiano e in inglese – tra cui Il pensiero politico, Filosofia politica, Interventions, Arena eJournal, Il Mulino, Scienza e Politica, Ricerche di storia politica, Studi Culturali – sull’immaginario coloniale e postcoloniale e la costruzione della razza nel contesto dell’impero britannico, degli Stati Uniti e del Commonwealth; sul dibattito contemporaneo, transnazionale ed europeo, su razza e razzismo; sulla biopolitica razziale nell’Italia liberale e nel fascismo e le costruzioni razziali e di genere nell’Italia del dopoguerra e contemporanea.

Molto attenta alle espressioni visive della cultura e della psicologia contemporanee, si è occupata di televisione mainstream, rintracciandone le costruzioni razziali e di genere, e di pornografia e intersezioni tra cinema pornografico, movimenti intellettuali e sociali, soprattutto femministi e queer, e altri movie genres (come l’horror e la fantascienza), Tutto ciò nel contesto della produzione televisiva e cinematografica sia mainstream sia indipendente dal secondo dopoguerra a oggi (si vedano i suoi articoli sul quotidiano Liberazione, sulla rivista online Quaderni di Altri tempi e in vari volumi collettanei).

mail: giuliani.gaia@gmail.com

Gabriele Proglio nasce in quell’epoca in cui i fuochi del cambiamento avevano lasciato spazio a una generazione senza nome. Molti di quelli che furono ‘prodotti’ nella sua era rispettarono le volontà del demiurgo globale, assolvendo i compiti che gli erano stati proposti. Un codice a barra e un numero seriale avrebbero dovuto organizzare il mondo, renderlo liscio e lineo. Ma non fu così. Una schiera di mutanti, cyborg, androidi e umanoidi, ai quali si unirono alieni di altri mondi vicini immediatamente de-alienizzati, ripresero in mano il diritto alla città e quindi al presente, muovendosi fuori del già visto. Erano quegli “scarti” che nessuno pensò di stoccare e si addensarono nelle terminazioni nervose del universo-mondo, spingendo verso il centro, creando altri centri.

Come la sua collega di viaggio, sulla nave spaziale e temporale Distopie, è sicuramente un soggetto post-umano sia per gli innesti meccanici presenti nel suo corpo, sia per le mutazioni che, dalle piogge radioattive di Chernobyl alle azione pervasive dell’E150 d del Chinotto San Pellegrino, hanno e continuano a modificarne il fisico. Inoltre, vivere in un solo tempo, il presente continuo impostogli dagli accadimenti sul globo terrestre e nello specifico nella bianca Europa, ha sviluppato in lui l’interesse per il passato; quasi come se in quel modo potesse recuperare dimensioni e senso alla cronicità dell’imminente. Vivere tra le faglie del tempo, nelle intercapedini di società passate, ha generato in lui la consapevolezza del valore della memoria: non solo quella sintetica, immagazzinata in circuiti binari, ma dell’atto di ricordare, del ricostruire, del restituire al presente.

Dottorando in Storia Culturale presso l’Università di Torino e École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi con una tesi sugli immaginari coloniali italiani, si occupa di storia coloniale e della condizione postcoloniale, di storia orale, di migrazioni e di costruzioni identitarie, di teoria postcoloniale e di studi di genere. Tra le sue pubblicazioni Memorie oltre confine, la letteratura postcoloniale italiana in prospettiva storica (ombre corte 2011), Orientalismi italiani (2011-12). Altri suoi interessi sono quelli del rapporto tra cultura e potere, del consenso-dissenso ai totalitarismi, al fascismo.

mail: gabrieleproglio@gmail.com

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