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di Gaia Giuliani

 

mariafullofgraceMaria-piena-di-Grazia-e-bianchezza. O l’Infanta imperatrice di La storia infinita (1979; 1984) impersonata dall’ariana Maria

Ricordate Moogly, la cui meravigliosa vita tra gli animali non può nascordere il fatto che lui appartiene ad una razza superiore e ad essa deve tornare? In questo caso si trattava solo di un misplacement: lui non doveva stare nella giungla, anche se non era forzato a rimanervi, perché in tutto e per tutto egli non era che un furto ai legami emotivi, allo spazio simbolico, alle formazioni sociali che gli esseri umani si danno. Ora facciamo un passo successivo: vi ricordate la Storia infinita sia nella versione sci-fi novel di Michael Ende (1979) sia in quella cinematografica e più popolare del 1984? Vi ricordate l’Infanta imperatrice nella Torre d’avorio che chiede di essere salvata, e con lei, anche solo un briciolo di ‘Fantàsia’, da cui quest’ultima può sempre ricrearsi? Ecco, questo secondo stadio della narrazione, se vogliamo vedere un legame discorsivo tra le due storie, raconta molto più di un misplacement: allude, piuttosto, all’idea che il nulla è sempre in agguato e appartiene alle creature prive di immaginazione, fantasia, capacità creativa individuale. Atreyu e Bastian, l’Infanta imperatrice e il fortunadrago Falkor sono coloro che esprimono al meglio questa capacità sia all’interno di Fantasia, sia nel mondo ‘oggettivo’ degli umani. In loro la bianchezza riluce, in una concezione del sommo ‘bene’ per l’umanità che, come in Guerre Stellari, ha sempre una connotazione cromatica bianco-luminosa. Il Nulla, al contrario, è custodito e riprodotto grazie all’operato di un enorme lupo nero chiamato Gmork, ed è rappresentato visivamente, nel libro come nel film come una coltre scura, simile ad una tempesta che stende il proprio manto sino ad inghittire l’intera Fantasia.

gmork

Atreyu è un indigeno, tendenzialmente pellerossa (nel film), spesso ritratto a petto nudo sul suo fedele cavallo Artax, su e giù per le pianure e foreste di Fantasia: espediente retorico ben congeniato, il guerriero pellerossa è sussunto dalla narrazione holliwoodiana della metà degli anni Ottanta all’interno di un mondo di Fantasia (lo stesso che ha trasformato l’olocausto indiano operato dai coloni bianchi in simpatici giochetti ‘senzatempo’ di guerre tra ‘soldati e indiani’) copione sanguinario ma immaginifico dell’avanzata del Progresso nel mondo reale e di Fantàsia. A Fantasia ci sono tutti, i mostri, gli uomini di pietra (o ‘della pietra’? dai tratti tanto simili alle rappresentazioni bianche degli africani americani), i cani volanti e gli indiani. Tutti ben al di sotto della Torre d’avorio dell’Infanta imperatrice, tutti ben distinti per piani gerarchici e magnificenza creativa dall’infanta che chiameremo Maria-piena-di-grazia-e-bianchezza – nel rispetto di ciò che ci suggerisce il Libro, ossia che Fantasia si salva solo dando un nome alla sua imperatrice.

infanta imperatrice

Forse mi sto spingendo troppo in là nel paragonare queste due storie di fantasia fortemente connotate dal punto di vista razziale e specista con la storia della vera Maria-piena-di-grazia-e-bianchezza, ossia Maria la rom-bulgara-greca dalla bianchezza sconvolgente, nell’interpretazione che darò della vicenda di cronaca che la coinvolge.

Maria, la principessa bianca, in un mondo di ‘animali’ è stata così descritta dai giornali italiani così come dalla stampa e dai mass media nord-europei, in particolare quelli inglesi in modi simili ma sensibilmente diversi in riferimento alle posizionalità dei soggetti narranti e dello sguardo che si vuole rappresentato nei racconti di cronaca in Italia e in Gran Bretagna. Mentre in Italia, come hanno notatto bene i critici antirazzisti che si sono immediatamente mobilitati, il corpo ‘innocente’ e ‘bianco’ di Maria è divenuto il luogo su cui disegnare la linea che separa, moralità e immoralità, legittimità ed infamia, dignità e sconcezza, pulizia (piccoloborghese) e sporcizia (incivile e povera), Progresso e Barbarie. Scrive l’Osservatorio anti-discriminazione: «È stato sostenuto, in una trasmissione televisiva della tv di Stato, che la bambina sarebbe stata rapita da un network di trafficking di minori con sede in Bulgaria, e che sarebbe stata successivamente comprata dalla famiglia rom per ‘purificare la razza’ della comunità romanés. […] Niente di quanto è stato sostenuto, con la presunzione e la certezza della Verità granitica, ha ancora alcun fondamento. Un’ipotesi come un’altra, ma che sembra ‘pesare’ più di altre, scartate a priori. L’immagine di Maria e l’utilizzo del suo corpo mediatizzato e strumentalizzato secondo costruzioni comunicative che alludono, spingono a prendere parte, a parteggiare per i bravi (la polizia che l’ha ‘salvata’ dagli ‘aguzzini’) contro i cattivi (la famiglia rom), denota il contrario della sensibilità dovuta in presenza della salvaguardia di un minore: le foto contrapposte della piccola con i capelli arruffati e le treccine più scure de biondo dei capelli e le manine sporche, contrapposta a quella della bambina ‘ripulita’ dei segni del suo passato ‘vergognoso’, con il vestitino nuovo e i capelli completamente biondi, al sicuro nell’associazione di affidamento, quasi a voler ‘smacchiare’ una colpa».

genitori di maria

Ora si sà – tramite un forzato esame del DNA che nessuno si sarebbe sognato di fare ad una famiglia bianca, in presenza di un minore non-bianco o più scuro, specialmente se poi di buona condizione sociale e ‘sana’ dal punto di vista del ‘rigore morale borghese’ – che Maria è figlia della coppia lombrosianamente rappresentata nei network italiani ed internazionali come ‘criminali nati’, quelli che (forse) avrebbero venduto la propria figlia a cittadini rom-greci per indigenza. Loro sono il nulla che avanza, la degradazione razziale che mette fine alle nostre aspirazioni di isolamento, eccellenza, bellezza, superiorità biologica, storica e culturale. La bianchezza che ci fa sognare. Perché noi, italiani, abbiamo combattuto contro Lombroso, e abbiamo (quasi) vinto. Contro di lui abbiamo combattuto la battaglia dell’inclusione simbolica delle popolazioni del Meridione e delle zone rurali povere della Penisola, abbiamo combattutto le fiere e il nulla di Moogly e Atreyu, e a quanto pare abbiamo vinto: in realtà, mica tanto, se dobbiamo ricostruire la nostra bianchezza continuamente, spingendoci a trovarne prova evidente solo quando sono i genitori scuri di Maria a rispecchiarla, quando sono i disperati di Lampedusa, di Ragusa e di Agrigento, celebrati da morti e vilipesi da vivi, a ricordarci che noi siamo cittadini di Fantasia.

Anche se la nostra Fantasia cola a picco tra crisi, tagli, disoccupazione, manovre neoliberiste di distruzione dello Stato sociale, razzismo ed eterosessismo di Stato, noi, rispetto ai genitori di Maria o ai miserabili scampati al Mediterraneo, siamo ancora e sempre belli, bianchi, baciati dal sole e protetti dalle acque. Noi, seguendo l’elaborazione teorica di Sara Ahmed (Goldsmith College) e Shona Hunter (University of Leeds, UK), siamo i bianchi che ‘meritano’ (deserving white) per la nostra razionalità e civilizzazione, per la nostra storia e tradizione, per lo Stato che ci rappresenta e le sue istituzioni, per la Chiesa e la moralità, perché siamo più ricchi, abbiamo più diritti, e sicuramente perché abbiamo una diversa concezione dell’infanzia e delle donne, superiore a quella di zingari, negri e barabba.

 IMMIGRAZIONE: A LAMPEDUSA QUASI 5.500 MIGRANTI

Nel Regno Unito accade qualcosa di singolare, che ci dice molto su quanto Lombroso si erga ancora sulle nostre teste: a quanto si apprende dai giornali e dal news broadcasting, il caso di Maria non è dissimile dal caso di altri rapimenti: così titola Metro.co.uk: «Hope for Maddie: Young girl found living in Greece ‘may have been trafficked’» (19 ottobre 2013) riferendosi a Madeleine MacCann, la bambina scomparsa in Portogallo nel 2007 durante una vacanza con i genitori, mentre il Mirror online titola «Second blonde girl seized from gypsy family in Ireland ‘looks nothing like siblings and speaks much better English’» mettendo in relazione Maria e una bambina bionda trovata in un campo rom in Irlanda. Nell’aprile scorso, il Mail online titolava: «Man, 62, arrested over the attempted kidnap of a British girl, 3, who ‘was lured away from her father in a shop in Lanzarote’».

Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo, non sono per caso proprio queste le zone che tradizionalmente vengono considerate i ‘brown spots’ europei? Ossia quelle zone non completamente civilizzate e di incubazione della devianza criminale e morale? Non sono, poi, le stesse che che non pagano le tasse, che hanno uno spread altissimo, che sono al collasso economico perché non hanno ‘rigore morale’ e ‘tradizione storica e culturale’ per mandare avanti un impresa (l’UE) improntata su standard ‘siuperiori’ che non sono loro propri o alla loro portata (come quello tedesco o inglese)?

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Il nulla che avanza: la barbarie inghiotte bambini ‘razzialmente superiori’, e Maria-piena-di-grazia-e-bianchezza è fortunata perché è stata notata, sottratta a venditori e compratori di bambini, ripulita, cibata, legittimamente separata da coloro (che forse lei ama) e che (indipendentemente dal fatto di averla accudita a modo loro fino al mese scorso) sono del colore ‘sbagliato’. Un po’ come in Australia si è fatto per settant’anni con la ‘stolen generation’: aiutati dalla polizia di Stato e dai missionari, bambini troppo bianchi (nati da stupri o storie di sesso/amore fuori legge tra invasori bianchi e donne aborigene) venivano ‘legittimamente’ sottratti alle famiglie aborigene perché fossero salvati dalla sporcizia, dalle malattie e dalla barbarie, ‘educati alla bianchezza’ e progressiamente, attraverso incroci con persone bianche, assorbirli dentro una nuova concezione di ‘indigenità’ bianca.

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Insomma, anche noi, tra i PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), restituiti al nulla che avanza siamo potenzialmente coloro su cui la stampa britannica iscrive la ‘nerezza e il malaffare’, siamo sicuramente meno biondi e meno bianchi di Maria-piena-di-grazia-e-bianchezza, noi al massimo siamo i Re magi cattivi, quelli che si rubano il bambin Gesù. L’Infanta imperatrice, sottratta dalle fauci di Gmork, non è ancora salva: le autorità greche che hanno ora in custodia Maria non sono poi così tanto ‘white and deserving’ la stima dell’opinione pubblica nord-europea e non solo perché la loro spending review ha fatto emergere la finanza creativa su cui si è basata per decenni tutta la loro economia interna: c’è troppo oscurantismo religioso, c’è troppa violenza contro le donne, c’è il lavoro minorile, c’è l’esodo dalla scuola, c’è ignoranza. E ciò vale per tutta l’Europa meridionale che, sin dai Tour esotizzanti della borghesia e nobiltà settecentesca francese, tedesca e inglese, è sempre stata dipinta come il ‘luogo dei sensi’, della ‘passione’ e della ‘perdita dell’intelletto’, complice perciò, proprio perché barbara e sensuale, del sequestro del’Infanta imperatrice.

One thought on “Maria-piena-di-Grazia-e-bianchezza

  1. Un po’ di bibliografia per smontare le mitologie sui gitani italiani:
    Piasere, Leonardo. Scenari dell’antiziganismo : tra Europa e Italia, tra antropologia e politica. Firenze SEID, 2012
    Piasere, Leonardo. La stirpe di Cus : storie e costruzioni di un’alterità. Roma CISU, 2011
    Piasere, Leonardo. I rom d’Europa : una storia moderna. Roma [etc.] GLF editori Laterza, 2009
    Piasere, Leonardo. Buoni da ridere gli zingari : saggi di antropologia storico-letteraria. Roma CISU, 2006
    Saletti Salza, Carlotta. , and Piasere, Leonardo. Dalla tutela al genocidio? : le adozioni dei minori rom e sinti in Italia (1985-2005). Roma CISU, 2010
    Sigona, Nando and Trehan, Nidhi.. Romani politics in contemporary Europe : poverty, ethnic mobilization, and the neoliberal order. Basingstoke Palgrave Macmillan, 2009
    Sigona, Nando. , and Monasta, Lorenzo. , and Colacicchi, Piero. Cittadinanze imperfette : rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia. Santa Maria Capua Vetere Edizioni Spartaco, 2006
    Sigona, Nando. , and Colacicchi, Piero. Figli del ghetto : gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari. Civezzano Nonluoghi, 2002
    Stasolla, Carlo. , and Piasere, Leonardo. Sulla pelle dei rom : il piano nomadi della giunta Alemanno. Roma Edizioni Alegre, 2012
    Todesco, Daniele. Le maschere dei pregiudizi : l’innocenza perduta dei pregiudizi positivi. Roma Fondazione migrantes della Conferenza episcopale italiana, 2004
    Tosi Cambini, Sabrina. La zingara rapitrice : racconti, denunce, sentenze (1986-2007). Roma CISU, 2008

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