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di Gabriele Proglio

E’ l’estate del 2003 e Yashinaga Naoyuki e Nagazawa Kazuto hanno appena sbrigato le ultime faccende presso gli studi AIC e IMACIGA per la loro nuova produzione: Parasite dolls. Il lancio del nuovo prodotto, anime futuristico suddiviso in tre episodi di trenta minuti, coinvolgerà l’intero paese e nel giro di pochissimo sarà tradotto in inglese e in altre lingue tra cui l’italiano. Un successo inaspettato anche se non così celebrato dai media e dalla critica.

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La One Movie, casa di distribuzione italiana, nel 2006 mette insieme in un unico dvd i tre episodi: A Faint Voice, Dreamer e Knights of a Roundtable. In copertina va una delle protagoniste: una donna il cui corpo lascia intravedere parti meccaniche. E’ una di quelle “veneri bianche” create per i piaceri degli umani. Esatto, perché la narrazione, a metà tra il cyberpunk e la fantascienza, riguarda degli androidi, del tutto uguali agli umani, che sono costretti, come ogni altra macchina, ad obbedire, a finalizzare i piaceri dell’uomo e della donna. Lo scontro tra androidi e umani non sbocca in una rivoluzione: è una sorta di “rivolta psichica”. Essa avviene proprio sugli elementi che differenzierebbero, stando alle parole degli umani, le due entità: l’emozione e il sogno. Si può leggere sulla quarta di copertina:

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2034. Tokyo: a dieci anni dal terremoto che ha sconvolto la città i Boomer – androidi progettati dalla Genom corporation per aiutare la ricostruzione – sono onnipresenti e indistinguibili dagli esseri umani. L’inquietudine della popolazione aumenta di pari passo con il disordine sociale. La convivenza tra esseri umani e robot scricchiola pericolosamente. Per contrastare i crimini commessi dai boomer la AD Police riunisce alcuni dei suoi uomini migliori nel corpo speciale Branch. Le loro indagini li porteranno ai confini estremi della natura umana. Dove la linea di demarcazione tra uomini e macchine non è mai stata così sottile.

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Negli episodi la tecnologia, diversamente dalla proposta di Donna Haraway, non libera i corpi, ma crea forme di dipendenze (dell’uomo nei confronti della macchina e viceversa). Inoltre, il terremoto che ha cancellato il passato del Giappone pare aver segnato una cesura netta con il presente: rimangono intatti solo alcuni frammenti di memoria che determinano le differenze e costituiscono forme di egemonia. Forse è anche per questo che l’essere umano, elevandosi a dio, ha reinventato se stesso in un’altra forma (l’androide) che reputa inferiore. Per la verità, però, la distanza tra i circuiti sinaptici e quelli elettronici è diventata talmente labile che l’uomo e il suo alter-ego sono da considerarsi non più e non solo antagonisti, ma volti diversi di uno stesso umanesimo.

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Quali i punti di tangenza? Le emozioni: un andoide – chiamiamolo così per comodità anche se non lo è nel senso etimologico del termine – non dovrebbe provare alcuna sensazione. Eppure Caino ama Chico, donna umana con la quale conduce una trasmissione radiofonica. Oppure il sogno: Eve nel riposo sogna una bambina con un cappotto rosso – è il desiderio dell’infanzia (e della sua memoria) che non ha avuto. Proprio perché si abbandona al sogno viene liberata dal suo protettore. “Liberata” non sta per libera, ma per liberta: è abbandonata a se stessa, è condannata a vagare, ingabbiata tra una condizione di non umanità e una di mancata utilità come macchina. Oppure, ancora, nel terzo episodio un giustiziere di androidi spiega la sua azione partendo da una domanda: cosa rende gli uomini padroni dell’universo? La risposta è netta: il dolore! Restaurare l’umanità è possibile, a suo avviso, solo spazzando via le bambole che non proverebbero dolore. Per la verità queste soffrono proprio come l’essere umano.

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Ultime due suggestioni relative al concetto di memoria: Bazz, uno dei poliziotti, parlando con Mayer scopre cosa sia a rendere gli androidi pazzi, ossia così simili agli umani. E’ una droga fatta di microcircuiti e ormoni che libera la memoria di un corpo proprio, non più al servizio degli umani. Qualcosa di simile avviene anche nel secondo episodio, nel quale, come già detto, la squadra speciale di Bazz insegue un killer di prostitute-androidi. Queste, come nel caso di Eve, non devono sognare, cioè è loro vietato ogni recupero della memoria del passato per reinventare e reinterpretare sé.  Dice Eve: “Il nostro lavoro è di farli sognare”. Sono macchine del desiderio e del sogno che non hanno alcuna autonomia, cioè che si esauriscono nelle esigenze dell’essere umano e ricordano molto soggetti schiavizzati del presente, a cui è preclusa ogni idea di futuro.

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https://www.youtube.com/watch?v=Nvqj3lshM64

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